Manca solo l'ufficialità e poi Gareth Bale sarà un giocatore del Real Madrid. I blancos pagheranno al Tottenham 93 milioni di sterline (quasi 110 milioni di euro) per assicurarsi il cartellino del giocatore gallese. Sarà l'operazione di mercato più costosa della storia e Bale di conseguenza diverrà il calciatore più pagato di tutti i tempi. Più di Zidane, più di Cristiano Ronaldo, il doppio di Neymar. Costerà al Real 330 volte quello che è costato Pogba alla Juve, oppure, sempre giocando con i numeri, 110 milioni di volte quello che è costato Cedric Mabwati, centrocampista del Betis, che per un anomalia contrattuale è stato pagato dal club andaluso appena 1 euro e 20 centesimi.
Giochi matematici a parte non c'è dubbio che 110 milioni di euro siano una cifra spropositata, anche per uno come Bale, da molti considerato uno dei giocatori più forti del mondo. Il suo valore realistico si aggira intorno ai 60-70 milioni di euro, un prezzo alla Cavani o alla Falcao, non proprio gli ultimi due arrivati.
Allora perchè si è arrivati a questa cifra? C'è più di un motivo: Bale non ha mai avuto una clausola rescissoria (tipo Cavani), non era in scadenza di contratto ed il Tottenham non aveva esigenza di far cassa a tutti i costi (come il Milan con Thiago Silva e Ibra). Il Real però, come molte altre squadre, era disposto a fare follie per averlo. Il presidente del Tottenham Daniel Levy ha colto la palla al balzo, ha giocato al rialzo ed ha detto in sostanza: "Bale lo vendo solo se mi date la luna". Cosi è stato. Il Madrid ha tirato fuori una somma quasi due volte superiore al vero valore del giocatore gallese e lo ha acquistato. Il Tottenham ora avrà la possibilità di rifarsi una squadra per centrare quell'obiettivo che l'anno scorso è sfumato pur avendo mister 110 milioni di euro in squadra: la qualificazione in Champions. Il Real invece, ora più che mai, avrà l'obbligo di vincere la decima Coppa dei Campioni, ormai sempre più un'ossessione. Perchè vincere si sa, è la miglior medicina contro le polemiche, contro i giudizi e le critiche al calciomercato. In caso di Triplete o anche di vittoria della Champions nessun tifoso si sognerà più di fare calcoli o di criticare Florentino Perez per le cifre folli spese in questa sessione di mercato. In caso di fallimento ovviamente la situazione sarà diversa, ma solo il tempo ci dirà chi ha ragione. Il calcio non è il tennis, è un gioco di squadra dove non per forza vince sempre chi ha i singoli migliori. L'anno scorso in finale di Champions ci è arrivata una squadra, il Borussia, la cui rosa completa è costata la metà di Bale. Ci è arrivata eliminando in semifinale proprio il Real Madrid, la prossima squadra di Mister 110 milioni di euro.
"Parliamo di calcio" e' un blog che si propone di discutere in modo serio e approfondito dello sport piu bello del mondo, attraverso articoli, approfondimenti e sondaggi sugli avvenimenti calcistici del momento, dalla Serie A alla Premier League, passando per il resoconto delle giornate di Champions ed Europa League, senza trascurare il calciomercato e gli altri campionati stranieri, cercando di mantenere obiettività e serietà in tutte le discussioni, buon calcio a tutti...
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venerdì 30 agosto 2013
giovedì 29 agosto 2013
I CALCIATORI ED I LORO STIPENDI: UN CALCIO AI LUOGHI COMUNI
In questa sessione di mercato assisteremo, quasi sicuramente, al trasferimento più oneroso nella storia del calcio. Il gallese Gareth Bale, infatti, passerà dal Tottenham al Real Madrid per una cifra superiore ai 100 milioni e percepirà uno stipendio pari a 18 milioni, cifre esorbitanti anche per un fenomeno come lui.
Subito si sono scatenate le polemiche sui numeri di questa operazione: Martino, nuovo allenatore del Barca, non ha esitato a definire l'acquisto "una mancanza di rispetto verso tutto il mondo del calcio e non solo."
Questa affermazione ha portato i vari critici del calcio a scagliarsi nuovamente sui calciatori, accusandoli di essere strapagati solamente per "dare 4 calci al pallone", mentre c'è chi muore di fame.
Questo luogo comune può essere però sfatato da alcune interessanti osservazioni di mercato.
Questo luogo comune può essere però sfatato da alcune interessanti osservazioni di mercato.
Nella costituzione italiana è scritto che un lavoratore deve essere retribuito proporzionatamente alla qualità e alla quantità di lavoro svolto. Questo significa che un datore di lavoro deve pagare il proprio lavoratore sulla base di un contratto oneroso di scambio che consideri al suo interno sia l'ammontare delle ora lavorative sia la qualità del lavoro svolto, in termini di responsabilità, difficoltà e complessità.
I calciatori, come gli attori, sono molto "richiesti" dal pubblico e dunque le stesse società sanno benissimo che il loro valore è molto alto.
Se poi consideriamo che i calciatori bravi sono veramente pochi il gioco è fatto.
Se poi consideriamo che i calciatori bravi sono veramente pochi il gioco è fatto.
Il mercato del lavoro afferma infatti che se la domanda delle imprese è elevata mentre langue l'offerta dei lavoratori, il salario tende ad aumentare.
I calciatori sono infatti pagati da aziende private, sulla base di un contratto nel quale scambiano le loro prestazioni in campo in cambio di soldi.
Dire che i calciatori percepiscono una stipendio troppo alto è concettualmente sbagliato. Se per calciatori intendiamo tutti coloro i quali svolgono un'attività semi/professionistica ci accorgiamo che esclusivamente lo 0.5% percepisce uno stipendio milionario, un numero bassissimo che comprende solo coloro i quali sono in grado di far raggiungere alle loro squadre obiettivi molto alti.
Nelle casse delle varie società entrano tantissimi soldi in caso di vittoria di uno scudetto o di una Champions, soldi che derivano non solo dai premi ma sopratutto dalle Pay-tv e dagli sponsor.
I presidenti delle squadre di calcio non ottengono guadagni solo da questi ultimi ma spesso acquisiscono una reputazione in tutto il paese che li porta ad avere dei vantaggi: per esempio è probabile che un milanista indeciso su chi votare alle elezioni scelga Berlusconi per le gioie che gli ha regalato sul campo, o che un tifoso della Juve decida di acquistare una macchina Fiat.
Se poi consideriamo il numero di abbonamenti che sale vertiginosamente quando vengono acquistati grandi giocatori, vedi la Fiorentina quest'anno, o le magliette vendute di un Balotelli o di un Hamsik, ecco che capiamo perché le società sono disposte a pagare qualsiasi cifra per avere un grande calciatore alle loro dipendenze.
Nel 2013 è stato stimato che la Serie A sia un'industria da 2 miliardi di euro l'anno, mentre tutto il movimento calcistico, comprese le migliaia di scuole calcio sparse per il paese, produce circa 6 miliardi l'anno, collocando l'industria del calcio ai vertici dell'intero settore economico italiano.
Spesso però l'accusa principale ai calciatori è quella etica: "è moralmente sbagliato che prendano così tanto."
Innanzitutto non sono loro a decidere i loro stipendi ma le società, le quali sono però
costrette a pagarli cosi tanto perchè il pubblico, che comprende anche gli stessi critici, non sa stare senza vedere la partita della loro squadra del cuore. Praticamente tutti i bambini in Italia sono appassionati di calcio e tutti conoscono la Juve o l'Inter sicuramente più del funzionamento del Parlamento. Il calcio fa appassionare, quando gioca l'Italia il paese si ferma e se non ci fossero i calciatori tutto ciò non sarebbe possibile.
Innanzitutto non sono loro a decidere i loro stipendi ma le società, le quali sono però
costrette a pagarli cosi tanto perchè il pubblico, che comprende anche gli stessi critici, non sa stare senza vedere la partita della loro squadra del cuore. Praticamente tutti i bambini in Italia sono appassionati di calcio e tutti conoscono la Juve o l'Inter sicuramente più del funzionamento del Parlamento. Il calcio fa appassionare, quando gioca l'Italia il paese si ferma e se non ci fossero i calciatori tutto ciò non sarebbe possibile.
In conclusione si possono accusare i calciatori di molte cose di ma non di ricevere uno stipendio troppo alto, sia perché lo stesso mercato lo richiede sia perché il pubblico lo vuole.
Giorgio Cesario
Giorgio Cesario
lunedì 26 agosto 2013
SE BALOTELLI VIENE PRIMA DEL MILAN..
"Passa il tempo, ma tu non passi mai." È il verso di una canzone che sembra dedicata a Mario Balotelli. Ancora una volta oggi si discute maggiormente riguardo la partita Dell'attaccante rossonero, e solamente in secondo piano viene evidenziata la prova mediocre di un Milan svogliato. Non un'eccezione per Allegri, la falsa partenza è infatti una caratteristica del suo Milan: in quattro anni una sola vittoria all'esordio, e mai più di quattro punti nelle prime tre giornate. Il match è stato divertente, i gol non sono mancati, così come qualche episodio dubbio ambo le parti. Il Verona ha espresso un buon calcio, simbolo della continuità di Mandorlini su questa panchina. Una squadra quadrata, con un modulo ben definito, il 4-3-3, che esalta le qualità di un centravanti infinito come Luca Toni, capace a 36 anni di lottare, e sovrastare, i due centrali milanisti, con una partita di grandissimo cuore. Il Milan è apparso troppo Balotelli dipendente, succube del suo talento ed al tempo stesso del suo essere così umorale, e su questo Allegri deve ancora lavorare molto.
Menzione speciale per il pubblico di Verona, nessuno ne parla, ma i cori razzisti messi in conto prima del match non sono arrivati, con grande sorpresa di tutti. Certo, Mario è stato "beccato" tutta la partita, come capita, d'altronde, un po' a tutti i grandi giocatori, quelli che "o li ami o li odi", ma questo non basta a giustificare la prestazione più che insufficiente.
Niente drammi, una sconfitta è una sconfitta, niente di più, c'è tempo per rimediare, ma ora serve tanta concentrazione, perché mercoledì non si può sbagliare, e il Milan avrà bisogno, manco a dirlo, del suo miglior Balotelli.
Menzione speciale per il pubblico di Verona, nessuno ne parla, ma i cori razzisti messi in conto prima del match non sono arrivati, con grande sorpresa di tutti. Certo, Mario è stato "beccato" tutta la partita, come capita, d'altronde, un po' a tutti i grandi giocatori, quelli che "o li ami o li odi", ma questo non basta a giustificare la prestazione più che insufficiente.
Niente drammi, una sconfitta è una sconfitta, niente di più, c'è tempo per rimediare, ma ora serve tanta concentrazione, perché mercoledì non si può sbagliare, e il Milan avrà bisogno, manco a dirlo, del suo miglior Balotelli.
venerdì 23 agosto 2013
FINALMENTE SI RICOMINCIA, BENTORNATA SERIE A
Signori, si parte. Si stanno per accendere le luci rosse, oramai solo 48 ore ci separano dal tanto agognato inizio del campionato di serie A.
E sulla griglia di partenza troviamo le 20 monoposto in stato diverso: poche già rodate, qualcuna al tagliando, altre ancora in manutenzione. Andiamo a scoprire chi.
A questo punto, sembra doveroso indicare la favorita, colei che ha conquistato la pole position: la Vecchia Signora. Una squadra sana ed in salute, come dimostrato nettamente in Supercoppa, e con l'organico più completo tra tutte.Inutile ripetere la solita storiella della "distrazione" Champions: come testimoniano le precedenti annate, se i bianconeri rimangono concentrati, molto difficilmente ci sarà un nuovo vincitore al traguardo. Ben più interessante è capire chi sarà il cattivo, lo sfidante, l'antagonista principale. Il Napoli di Don Rafè appare come una bottiglia di champagne, allegro e frizzante. Speriamo che non si appesantisca, rimanendo leggeri si può fare. La Fiorentina ricorda la principessa che chiede allo specchio: "chi è la più bella del reame?" Ovviamente sei tu, mia cara regina, ma ricordati che quando giocherai lontano dal Franchi, su campi logorati, contro squadre più che tenaci, la bellezza non basterà. Poi il Milan, che riparte compatto, ma con un vantaggio in più: questa volta l'ariete di sfondamento si presenta subito al via, non aspetta il giro di boa, sperando che basti per fare la differenza. La Roma è un paradosso, una creatura sempre in evoluzione e mai compiuta, tra tanti punti interrogativi e cessioni eccellenti, ci sarà da incrociare le dita, sperando di incoronare Garcia come l'ottavo Re di Roma. La Lazio ha la pancia piena, ancora ubriaca di gioia dopo il 26 maggio, limite da non sottovalutare, come si è visto nella gara contro i bianconeri.
E alla fine arriva Polly, anzi no, scusate, l'Inter, che nuota in mare aperto, cercando un riparo sicuro per la notte, ignara del fatto che Mazzarri è uno scudo resistente, ma non può sostituirsi al presidente (che non c'è) o alla dirigenza (che forse è meglio se non ci fosse). E poi ci son tutte le altre: l'Udinese delle meraviglie, che anche quest'anno scalzerà una della sette sorelle, forse occupandone definitivamente il posto, il Parma di Cassano, il Cagliari che riconferma tutti i suoi gioielli. E dietro ci sarà da lottare, come al solito, perché retrocedere non piace a nessuno, soprattutto in Italia. Benvenuto Campionato. Pardon, Bentornato.
MARCO CESARIO
E sulla griglia di partenza troviamo le 20 monoposto in stato diverso: poche già rodate, qualcuna al tagliando, altre ancora in manutenzione. Andiamo a scoprire chi.
A questo punto, sembra doveroso indicare la favorita, colei che ha conquistato la pole position: la Vecchia Signora. Una squadra sana ed in salute, come dimostrato nettamente in Supercoppa, e con l'organico più completo tra tutte.Inutile ripetere la solita storiella della "distrazione" Champions: come testimoniano le precedenti annate, se i bianconeri rimangono concentrati, molto difficilmente ci sarà un nuovo vincitore al traguardo. Ben più interessante è capire chi sarà il cattivo, lo sfidante, l'antagonista principale. Il Napoli di Don Rafè appare come una bottiglia di champagne, allegro e frizzante. Speriamo che non si appesantisca, rimanendo leggeri si può fare. La Fiorentina ricorda la principessa che chiede allo specchio: "chi è la più bella del reame?" Ovviamente sei tu, mia cara regina, ma ricordati che quando giocherai lontano dal Franchi, su campi logorati, contro squadre più che tenaci, la bellezza non basterà. Poi il Milan, che riparte compatto, ma con un vantaggio in più: questa volta l'ariete di sfondamento si presenta subito al via, non aspetta il giro di boa, sperando che basti per fare la differenza. La Roma è un paradosso, una creatura sempre in evoluzione e mai compiuta, tra tanti punti interrogativi e cessioni eccellenti, ci sarà da incrociare le dita, sperando di incoronare Garcia come l'ottavo Re di Roma. La Lazio ha la pancia piena, ancora ubriaca di gioia dopo il 26 maggio, limite da non sottovalutare, come si è visto nella gara contro i bianconeri.
E alla fine arriva Polly, anzi no, scusate, l'Inter, che nuota in mare aperto, cercando un riparo sicuro per la notte, ignara del fatto che Mazzarri è uno scudo resistente, ma non può sostituirsi al presidente (che non c'è) o alla dirigenza (che forse è meglio se non ci fosse). E poi ci son tutte le altre: l'Udinese delle meraviglie, che anche quest'anno scalzerà una della sette sorelle, forse occupandone definitivamente il posto, il Parma di Cassano, il Cagliari che riconferma tutti i suoi gioielli. E dietro ci sarà da lottare, come al solito, perché retrocedere non piace a nessuno, soprattutto in Italia. Benvenuto Campionato. Pardon, Bentornato.
MARCO CESARIO
lunedì 15 luglio 2013
ATLETICA LEGGERA: L'ENNESIMA PAGINA NERA DEL DOPING
Il 14 luglio non verra' piu' ricordato solo per la presa della Bastille, ma anche come la domenica piu' nera che il mondo dell' atletica abbia mai vissuto.
Cinque atleti giamaicani sono risultati positivi ad un test antidoping effettuato dopo i campionati nazionali di Kingston un mese fa. Tra questi nomi spiccano quelli di Asafa Powell e Nesta Carter, campioni olimpici della staffetta 4x100 alle olimpiadi di Londra, e Sheron Simpson, ex campionessa mondiale dei 200 metri.
Ma non finisce qua. E' stato trovato positivo anche
Tyson Gay, velocista statunitente ed ex primatista del mondo, uno dei principali sfidanti di Usain Bolt.
Lo tsunami del doping si abbatte sul mondo dell' atletica in maniera devastante. Questa volta non si tratta di un singolo caso isolato, adesso tutto il "modello" giamaicano e' sotto accusa. Gay e Powell erano da sempre due icone del mondo dello sport pulito, al contrario dei vari Montgomery, Gatlin e Ben Johnson, gente che con il doping e' sempre andata a braccetto.
A Mosca vedremo Bolt correre senza avversari, con Yohann Blake ancora infortunato. Bolt, il piu' forte, e' ancora pulito.
Durerà? Alcuni se lo chiedono speranzosi, altri pensano che sia solo questione di tempo. Ed in effetti, la risposta non e' cosi' importante in questo caso. Basta un "durera'?" per sapere che oramai questo sport di "sportivo" ha davvero ben poco?.
Come si suol dire speriamo che la giustizia faccia il suo corso perchè qui c'è in gioco la credibilità di uno sport e di una nazione, di una disciplina che fonda le sue radici nell'Antica Grecia e arriva fino ai nostri giorni mantenendo lo stesso minimo comun denominatore: la sana competizione sportiva.
Tutto il contrario del doping.
MARCO CESARIO.
Cinque atleti giamaicani sono risultati positivi ad un test antidoping effettuato dopo i campionati nazionali di Kingston un mese fa. Tra questi nomi spiccano quelli di Asafa Powell e Nesta Carter, campioni olimpici della staffetta 4x100 alle olimpiadi di Londra, e Sheron Simpson, ex campionessa mondiale dei 200 metri.
Ma non finisce qua. E' stato trovato positivo anche
Tyson Gay, velocista statunitente ed ex primatista del mondo, uno dei principali sfidanti di Usain Bolt.
Lo tsunami del doping si abbatte sul mondo dell' atletica in maniera devastante. Questa volta non si tratta di un singolo caso isolato, adesso tutto il "modello" giamaicano e' sotto accusa. Gay e Powell erano da sempre due icone del mondo dello sport pulito, al contrario dei vari Montgomery, Gatlin e Ben Johnson, gente che con il doping e' sempre andata a braccetto.
A Mosca vedremo Bolt correre senza avversari, con Yohann Blake ancora infortunato. Bolt, il piu' forte, e' ancora pulito.
Durerà? Alcuni se lo chiedono speranzosi, altri pensano che sia solo questione di tempo. Ed in effetti, la risposta non e' cosi' importante in questo caso. Basta un "durera'?" per sapere che oramai questo sport di "sportivo" ha davvero ben poco?.
Come si suol dire speriamo che la giustizia faccia il suo corso perchè qui c'è in gioco la credibilità di uno sport e di una nazione, di una disciplina che fonda le sue radici nell'Antica Grecia e arriva fino ai nostri giorni mantenendo lo stesso minimo comun denominatore: la sana competizione sportiva.
Tutto il contrario del doping.
MARCO CESARIO.
mercoledì 3 luglio 2013
CONFEDERATION CUP: IL BILANCIO AZZURRO AD UN ANNO DAL MONDIALE
E' indubbiamente positivo, tenendo conto anche del grande Europeo di un anno fa, il bilancio dell'avventura della nazionale alla Confederation Cup appena conclusa. L'Italia ha confermato di potersela giocare con chiunque, è un avversario rispettato da tutti e, siamo pronti a scommetterci, è una nazionale che ormai nessuno si augura di incontrare, soprattutto in una gara ad eliminazione diretta. E' la nostra storia d'altronde: stentiamo con le piccole squadre, ma quando arrivano i match importanti con squadre blasonate, difficilmente ci facciamo cogliere impreparati. Questo è già un traguardo ed ovviamente un merito di Prandelli: aver restituito alla nazionale italiana quella caratura mondiale che era andata scemando dopo il pessimo Mondiale de 2010 e dopo gli ultimi anni deludenti a livello di vittorie dei club italiani in Europa. Per questo motivo gli azzurri tra un anno hanno l'obbligo di puntare solo ad un piazzamento: il primo. Bisognerà vincere la concorrenza della Spagna, che nonostante tutto rimane la nazionale più forte al mondo. Bisognerà arginare il Brasile, che sarà caricato a mille dalla possibilità di vincere la Coppa del Mondo in casa propria. Bisongerà fare attenzione alla Germania, alla nuova Francia dei giovani, all'Argentina di Leo Messi e a tante altre mine vaganti. E' difficile, ma non impossibile e per farlo Prandelli dovrà lavorare in modo meticoloso per limare i pochi punti deboli della squadra.Innanzitutto va definito il modulo: 3-5-2 o difesa a 4? E' indubbio che con il primo modulo la difesa funziona meglio (anche perchè i 3 difensori della Juve giocano tutto l'anno con questo modulo) mentre lo schieramento a 4 da più garanzie in attacco. L'Italia ha dimostrato di saper giocare bene con entrambi i moduli soprattutto all'Europeo (il pareggio con la Spagna è arrivato con la difesa a 3 mentre la grande vittoria con la Germania arrivò con i 4 dietro). Va trovato però un equilibrio tra queste due soluzioni perchè troppi stravolgimenti possono portare ad una confusione tattica che in una partita secca può essere decisiva. La questione del modulo è una coperta corta, se si perde qualcosa da un lato del campo la si riguadagna dall'altro lato. Starà a Prandelli trovare la soluzione migliore.
Passiamo ai singoli: Buffon non sarà più quello di una volta, ma è uno dei migliori portieri al mondo, e in una competizione come il Mondiale uno della sua esperienza deve giocare. Bonucci, Barzagli e Chiellini sono tre ottimi difensori, che diventano grandi difensori con la difesa a 3, e sono meno grandi con quella a 4. E' giusto che imparino a giocare con entrambi i moduli. De Sciglio ha confermato di essere un giovane di grandi prospettive su entrambe le fasce della difesa, Abate e Maggio non saranno Dani Alves e Maicon, ma sulla destra fanno il loro dovere. Il primo meglio nella difesa a 4, il secondo meglio esterno nel centrocampo a 5. Proprio il centrocampo è il reparto più importante di questa squadra: fuoriclasse come Pirlo, o giocatori come Marchisio, De Rossi, Verratti e Montolivo in pochi ce li hanno. A prescindere dal modulo, se c'è la condizione fisica giusta, in mediana possiamo giocarcela con tutti. Una menzione sempre a centrocampo va fatta per Giaccherini e Candreva: soprattutto il primo è stato criticato ancor prima di mettere piede in campo, ma poi grazie alla voglia e alla determinazione è risultato forse il migliore azzurro della Confederation. Staremo a vedere se tra un anno ripeterà queste prestazioni, oppure se deluderà come all'Europeo scorso, dove Prandelli lo bocciò dopo solo una partita. In attacco il dilemma è chi affiancare a Balotelli, se El Sharaawy, Diamanti o qualcun'altro. SuperMario è intoccabile, ma gli va trovato un partner adeguato, da solo non può reggere contro una difesa ben organizzata.
Il contro alla rovescia è iniziato, tra meno di un anno l'Italia si ritroverà a lottare per quella Coppa che ha conquistato già quattro volte nella propria storia, diventando la seconda nazionale di sempre con più mondiali vinti, dopo il Brasile. Già il Brasile, il paese ospitante dei prossimi campionati del mondo. Agganciarli a vincendo a casa loro sarebbe un'impresa doppiamente storica. E allora Forza Azzurri!.
giovedì 27 giugno 2013
CONFEDERATION CUP: L'ALTRA FACCIA DELLA MEDAGLIA
“Non porsi limiti” questo è il messaggio che emerge nello spot pubblicitario della FIFA (Fédération Internationale de Football Association) ovvero l’associazione che controlla il calcio mondiale. Oggettivamente il messaggio è lodevole, d’altronde nello spot si vedono delle donne di tutte le nazioni, che perseguono il sogno di giocare a calcio, e in questo caso il gioco più bello del mondo viene inteso come ciò che realmente è: uno splendido tramite per l’integrazione, per la cultura, per la vita. Come disse una volta Zdenek Zeman : “La grande popolarità del calcio nel mondo non è dovuta alle farmacie o agli uffici finanziari, bensì al fatto che in ogni piazza, in ogni angolo del mondo c'è un bambino che gioca e si diverte con un pallone tra i piedi.”
Ma purtroppo non è questo il caso del calcio moderno, perché ormai ci troviamo in un mondo in cui l’apparire conta più dell’essere, la forma più della sostanza e soprattutto dove il denaro delle varie lobby e sponsor vince su tutto. Per cui se da una parte l’intento della FIFA è quello di far apparire la Confederation Cup una manifestazione che porta con sé gioia e felicità in Brasile e i tutto il mondo, la realtà è ben diversa. La realtà è che in Brasile a causa delle ingenti somme di soldi spese per ristrutturare gli stadi le tasse sono aumentate vertiginosamente, e gran parte dei cittadini sono sul lastrico. La folla non si capacita di fronte alla presenza di fiori di miliardi di reiais sborsati per mandare avanti le macchine organizzative di Fifa con soldi che sbucano all'improvviso in un sistema che fa acqua nelle più basilari e vitali necessità delle persone. Carenza di scuole ed ospedali, sanità al collasso, mancanza di politiche di welfare: tutti aspetti che trascinano verso il basso la parte della popolazione che, in difficoltà economiche, acuisce ancor di più il gap con la forte ostentazione nel realizzare nuovi impianti, ristrutturarne altri, demolire o distruggere parti delle città per far bene figurare il Brasile agli occhi del Mondo. Tutto ciò non serve alla gente che è scesa in piazza la quale non ne vuol sapere di pagare qualcosa che non avrà un ritorno sulle proprie necessità. La manifestazioni per dire "no" a questa ondata di investimenti sportivi sono sfociate anche in disordini, assalti, atti di vandalismo con appendici violente e la presidente Dilma Rousseff si è vista costretta a rimanere in patria anullando la visita istituzionale prevista in Giappone per indire una riunione urgente con il suo Esecutivo. Il bilancio è salito a 3 morti, l’ultima vittima risale a ieri. Un manifestante è morto, in seguito alle gravi ferite riportate dalla caduta in un viadotto a Belo Horizonte, durante il corteo di protesta nei pressi dello stadio 'Mineirao', dove si stava giocando Brasile-Uruguay, prima semifinale della Confederations Cup. Il giovane, Douglas Henrique de Oliveira Sousa, aveva appena 21 anni.
Circa una settimana fa’ erano iniziate a circolare voci insistenti su un’imminente sospensione della Confederation , voci che arano state anche confermate in parte anche dal ritiro della Nazionale italiana. Ovviamente è stato tutto smentito nel giro di qualche ora, d’altronde quando ci sono di mezzo i soldi degli sponsor il buonsenso passa in secondo piano, e così sarà bastata qualche telefonata per far capire a chi di dovere che la “macchina” non si può fermare, “the show must go on” come diceva qualcuno.
Quello che sta succedendo è sotto gli occhi di tutti, ognuno la pensi come vuole, a patto che però non ci riempiate ancora di spot sul fair play e sull’integrazione, perché avrete pure il diritto di fare come vi pare, ma non avete il diritto di prenderci in giro.
MICHELE NOCE
Ma purtroppo non è questo il caso del calcio moderno, perché ormai ci troviamo in un mondo in cui l’apparire conta più dell’essere, la forma più della sostanza e soprattutto dove il denaro delle varie lobby e sponsor vince su tutto. Per cui se da una parte l’intento della FIFA è quello di far apparire la Confederation Cup una manifestazione che porta con sé gioia e felicità in Brasile e i tutto il mondo, la realtà è ben diversa. La realtà è che in Brasile a causa delle ingenti somme di soldi spese per ristrutturare gli stadi le tasse sono aumentate vertiginosamente, e gran parte dei cittadini sono sul lastrico. La folla non si capacita di fronte alla presenza di fiori di miliardi di reiais sborsati per mandare avanti le macchine organizzative di Fifa con soldi che sbucano all'improvviso in un sistema che fa acqua nelle più basilari e vitali necessità delle persone. Carenza di scuole ed ospedali, sanità al collasso, mancanza di politiche di welfare: tutti aspetti che trascinano verso il basso la parte della popolazione che, in difficoltà economiche, acuisce ancor di più il gap con la forte ostentazione nel realizzare nuovi impianti, ristrutturarne altri, demolire o distruggere parti delle città per far bene figurare il Brasile agli occhi del Mondo. Tutto ciò non serve alla gente che è scesa in piazza la quale non ne vuol sapere di pagare qualcosa che non avrà un ritorno sulle proprie necessità. La manifestazioni per dire "no" a questa ondata di investimenti sportivi sono sfociate anche in disordini, assalti, atti di vandalismo con appendici violente e la presidente Dilma Rousseff si è vista costretta a rimanere in patria anullando la visita istituzionale prevista in Giappone per indire una riunione urgente con il suo Esecutivo. Il bilancio è salito a 3 morti, l’ultima vittima risale a ieri. Un manifestante è morto, in seguito alle gravi ferite riportate dalla caduta in un viadotto a Belo Horizonte, durante il corteo di protesta nei pressi dello stadio 'Mineirao', dove si stava giocando Brasile-Uruguay, prima semifinale della Confederations Cup. Il giovane, Douglas Henrique de Oliveira Sousa, aveva appena 21 anni.
Circa una settimana fa’ erano iniziate a circolare voci insistenti su un’imminente sospensione della Confederation , voci che arano state anche confermate in parte anche dal ritiro della Nazionale italiana. Ovviamente è stato tutto smentito nel giro di qualche ora, d’altronde quando ci sono di mezzo i soldi degli sponsor il buonsenso passa in secondo piano, e così sarà bastata qualche telefonata per far capire a chi di dovere che la “macchina” non si può fermare, “the show must go on” come diceva qualcuno.
Quello che sta succedendo è sotto gli occhi di tutti, ognuno la pensi come vuole, a patto che però non ci riempiate ancora di spot sul fair play e sull’integrazione, perché avrete pure il diritto di fare come vi pare, ma non avete il diritto di prenderci in giro.
MICHELE NOCE
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